Immersione nel mondo dell'ufficio stampa. Il pop-up coworking #2 con Silvia Piliego

Immersione nel mondo dell’ufficio stampa. Il pop-up coworking #2 con Silvia Piliego

Marketing, Un mix

Venerdì 17 maggio – no scaramantia included – ho aperto nuovamente le porte del mio studio per il Friday pop-up coworking.

Dopo il mondo magico dell’Orient Express con Romena Brugnerotto, il tema di questo secondo pomeriggio di lavoro e condivisione è stato l’ufficio stampa.

La coworker che ho ospitato per un pomeriggio è Silvia Piliego, professionista esperta nella gestione di uffici stampa e media relations per piccole e medie imprese.

Dopo la laurea in Lettere e un’esperienza di studio-lavoro all’estero, Silvia ha proseguito la sua esperienza lavorativa come reporter di un’emittente televisiva locale e, successivamente, come responsabile della comunicazione di una nota holding turistico-alberghiera. Attualmente è libera professionista e cura tra gli altri l’ufficio stampa di Weber Italia, Nava e Oikos [disclaimer, Oikos è anche mio cliente e proprio la responsabile marketing di Oikos ci ha fatte incontrare].

Durante il pomeriggio di pop-up coworking ho fatto quindi un’incursione nel mondo dell’ufficio stampa, che non avevo mai visto veramente da vicino. A fine giornata ho chiesto a Silvia di rispondere ad alcune domande.

Dai tuoi tanti anni di esperienza, quali sono le caratteristiche di un ufficio stampa che davvero funziona?

Oggi, come e più di sempre, un ufficio stampa deve essere preciso e rapido nel trasmettere i contenuti che vuole divulgare. Soprattutto ora che il web è il principale protagonista dell’informazione e ha praticamente soppiantato tutti i media tradizionali (radio, giornali e tv), si può dire che “non ci sia domani”: qualsiasi richiesta di approfondimento proveniente da qualsiasi tipo di divulgatore (giornalista, blogger, influencer…) deve essere evasa subito, qualsiasi esigenza di sviluppare e diffondere uno specifico argomento da parte di un cliente deve essere considerata immediatamente.

“AZIONE ORA!” è l’atteggiamento che più si addice all’ufficio stampa di oggi, che ahimè non può più appoggiarsi, come un tempo, ad un’attività programmata.

Accanto alla velocità di esecuzione di qualsivoglia input, per gestire un buon ufficio stampa resta però fondamentale anche un altro aspetto: la sinergia con gli interlocutori, clienti diretti o divulgatori/media che siano. Un ufficio stampa deve saper essere empatico, saper cogliere le reali necessità di ognuno, deve in un certo senso vestire gli abiti sia dell’uno che dell’altro.

Una specie di giocoliere, insomma, che, tenendo in rapido equilibrio tutte le sfere della comunicazione, crea quello spettacolo che è l’informazione.

Ci racconti l’evento più difficile che hai organizzato e perché?

L’evento emotivamente più difficile in assoluto è stata la mia prima serata dedicata alla stampa.

Lavoravo da pochi mesi in un gruppo turistico-alberghiero, con tour operator e catena alberghiera. Era dicembre. Il direttore commerciale del tour operator entrò nel mio ufficio e mi disse di organizzare una cena con tutta la stampa turistica trade e consumer a Milano. Mi stava mettendo alla prova, sapevo che ancora non si fidava professionalmente di me. Il panico! Avevo i miei contatti, sì, ma non erano tantissimi. E poi non avevo mai organizzato un evento per soli giornalisti. Il tempo era poco, il Natale alle porte. Parlai con un collega che si occupava di allotment per lo stesso tour operator e gli chiesi di aiutarmi a trovare un ristorante in grado di ospitare una cinquantina di persone, esattamente per 10 giorni dopo. Le alternative non erano molte, visto il periodo. Tra le opzioni che mi diede, scelsi un ristorante un po’ decentrato, ma che dalla descrizione mi sembrò allegro. Cominciai a chiamare le redazioni e a mandare mail.

Poi, mi affidai al Cielo.

Arrivarono in tanti, c’erano redazioni al completo. Aderirono tutti. Andò meglio di quanto potessi mai sperare. Fu una serata divertente, allegra, come se si trattasse di una rimpatriata tra amici di sempre. Certo, la location aiutò non poco: scoprii quella stessa sera, infatti, che si trattava di un ristorante brasiliano che, a una certa ora, si trasformava in balera. L’avessi saputo qualche ora prima, penso che avrei annullato tutto per evitare per evitare un flop, e invece… invece i miei ospiti erano lì, divertiti ed entusiasti, già a conoscenza delle caratteristiche del locale.

Il direttore commerciale fece, soddisfatto, il suo rapido excursus sulle nuove destinazioni del tour operator e… passai il test.

E per chiudere… meglio avere come cliente Donald Trump o la Regina Elisabetta? 😀

The Queen forever! Amo i gusti bizzarri di quella donna, il carattere deciso dietro allo sguardo tenero, i tailleur dai colori vivi, i cappellini improbabili, la borsetta rigorosamente al braccio.

Amo l’atmosfera ovattata che la circonda, l’odore del legno antico delle sue dimore, il tintinnio delle ceramiche con cui immagino prenda il tè. Ho vissuto per un po’ di tempo in Inghilterra e, per quanto sia contenta di essere tornata perché “casa è casa”, ho lasciato lì una parte di me stessa.

God Save the Queen!

 

Che cos’è il Friday pop-up coworking? Lo trovi raccontato qui. Il prossimo è il 28 giugno, da questo form puoi candidarti. O scrivimi una email, che va bene comunque.

E se non puoi venire ma ti piace l’idea, fai passaparola 🙂

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