E così, anche i social media sono morti. Pare.

E così, anche i social media sono morti. Pare.

Marketing, Riflessioni

Stamattina su LinkedIn ho letto “Un nuovo Luca Conti“, un articolo in cui Luca racconta in modo molto trasparente il momento professionale in cui è immerso, fatto di domande e ricerca, e mette in discussione alcune delle sue aree di attività professionale degli anni scorsi. Conosco Luca dall’inizio del 2000, con il suo Pandemia è stato un punto di riferimento in Italia e un modello per molti. Ne apprezzo sempre la cultura e il punto di vista originale e informato.

Un passaggio dell’articolo di Luca riguarda i social media, ne riporto una parte:

“Le notizie del 2018 non hanno fatto altro che confermare ciò che pensavo ormai da un po’ di tempo: le grandi piattaforme generano valore in modo eticamente discutibile, rendendo dipendenti gli utenti in maniera scientifica, generando via via un valore decrescente per chi le usa a scopi business.”

 

La scelta che ne consegue è quindi non occuparsi più di social media marketing, come consulente e scrittore. Una scelta prima di tutto etica, quindi, che rispetto profondamente.

Seth says: “Giù dalla giostra”

Di venerdì scorso invece un articolo molto condiviso e commentato, l’intervista di Seth Godin su Il Sole 24 Ore per il lancio in Italia del suo nuovo libro “Questo è il marketing“. Il titolo dell’articolo è di quelli che piacciono molto sui social media: presa di posizione forte, in parte controcorrente, porta a schierarsi e stimola la discussione:

Il guru del marketing contro i social: «Non servono ai brand, riscopriamo l’attenzione»

[Una cosa è indiscutibile: Seth Godin sa come far diventare i suoi libri dei best seller. Questa intervista e questo titolone mi sembrano molto in linea con un lancio del libro ben fatto.]

Il libro non l’ho ancora letto, è il prossimo in lista.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mi attengo quindi a quanto emerge dall’intervista.

Un passaggio:

“Dobbiamo far scendere i brand dalla giostra dei social media, che va sempre più veloce, ma non arriva mai da nessuna parte. È giunto il momento di smettere di convincere con insistenza e di disturbare o fare spamming, fingendo di essere i benvenuti. […]”

Davvero i social media non servono ai brand? Anche loro, come la SEO, sono morti? Dal mio punto di vista servono, eccome. Qui mi trovo d’accordo con quello che ha scritto Giorgio Soffiato: prima le basi, ma i social media usati bene funziono, funzionano. Per portare iscritti a un workshop, supportare una causa, portare persone in un punto vendita, fare assistenza clienti e tanto tanto altro.

Mi sono fatta una domanda in più: un’azienda o un professionista che partono oggi, possono fare a meno dei social media? Con le dovute – poche – eccezioni, la mia risposta è no.

Perché? Perché le persone li utilizzano e anche per arrivare a far parlare della tua storia incredibile, della tua azienda incredibile, del tuo prodotto incredibile hai bisogno di far sapere che esisti. Puoi farlo attraverso una newsletter, ammesso che le persone che vuoi raggiungere usino l’email. Puoi farlo attraverso il tuo sito, certo. Puoi contare sui tuoi owned media a condizione però che tu abbia cominciato a costruire la tua credibilità e il tuo brand prima dei social media e abbia quindi già una buona notorietà: è il caso di Luca Conti, di Avinash Kaushik (post interessante nel 2016) e anche di Seth Godin. Se parti ora, sono un passaggio obbligato. Se non durante tutta la tua vita aziendale/professionale, in alcune parti senz’altro.
L’alternativa è puntare tutto su qualcosa di veramente strepitoso, incredibile, da raccontare: il tuo prodotto, la tua assistenza clienti, la tua storia. A quel punto, sono le persone a parlare nei social media di/per te. Facile? Alla portata di tutti? Magari. Ma a quel punto, comunque, perché dovresti rimanerne fuori? Non è forse quella conversazione l’occasione di ascoltare e dare assistenza, fare co-creazione, far conoscere iniziative sul territorio e novità?

Che servano, per ora la risposta è sì. Come usare i social media, semmai, è il punto. Qui il grande spazio che vedo è quello di allinearne davvero l’uso agli obiettivi aziendali. Rimangono aperte tutte le domande sull’etica, l’uso dei dati e delle informazioni personali.

E io?

Per la mia vita privata, se mai ci sono salita con convinzione, da inizio anno sono scesa dalla giostra: rincorrere l’ultima funzionalità delle Stories a che cosa mi serve? Mi porta relazioni di qualità? Mi fa usare in modo più intelligente il mio tempo? Imparo qualcosa? Mi fa stare meglio? Raramente la risposta è sì. C’è molto di personale in questa scelta: una figlia adolescente e un figlio di due anni sono uno specchio impietoso di abitudini e comportamenti. Voglio due scimmiette con lo smartphone sempre in mano? No.

Dal punto di vista professionale, uso i social media in modo coerente con i miei obiettivi di business. Rimango sulla giostra, uso Facebook, Instagram e LinkedIn ma decido io la velocità e quanti giri fare. Non ho bisogno di attivare moltissime relazioni, non posso raccogliere più interesse di quello a cui posso dare ragionevolmente seguito, da freelance la mia priorità è dare il massimo per i miei clienti, pochi ma molto buoni. Naturalmente continuo a rimanere aggiornata sulle opportunità e sulle funzionalità dei social media, leggo, seguo corsi di formazione e li uso, perché fa parte del mio lavoro. Per il resto anche nel 2019 mi concentro nel curare e far crescere la mia newsletter, continuo a scrivere qui sul blog e ho in programma di girare una nuova stagione delle Venice Lessons.

Se partissi oggi con un nuovo business, la faccenda sarebbe ben diversa.

Che ne pensi?

11 commenti

  • Filippo

    Penso che ci siano ormai troppi social media mentre il tempo che vi possiamo dedicare è poco. Il risultato è che sia come utenti sia come aziende è sempre più difficile riuscire ad avere una comunicazione costante, diversa ed efficace. Si tende a fare un copia e incolla di quello che è già stato pensato per altre piattaforme. Il mio suggerimento come studente di digital marketing è quello di gestire pochi canali per migliorare la qualità di ogni singolo contenuto.

  • Alessia

    Grazie Miriam per la condivisione. Sempre utile concedersi qualche minuto per riflettere, guardarsi allo specchio e essere consapevoli. Anch'io come alcuni di voi dopo alcuni anni di entusiasmo per i social, prima facebook, poi twitter, poi instagram, poi linkedin... da tre anni ho sviluppato una ritrosia a condividere, a raccontarmi quotidianamente. Ma con moderazione in alcuni ambiti aiutano ancora. Nell'ambito professionale sono ancora un'ottima arma.

  • Patrizia

    Cara Miriam ho affrontato il tema "scendere dalla giostra dei social" ieri nella prima lezione del corso in Net Marketing del Biennio "Grafica e Comunicazione" all'Accademia di Belle Arti Santa Giulia a Brescia. E tu dirai: cosa mi importa? Colgo l'occasione di questo post per informarti che ho adottato l'ultima edizione del tuo libro che accompagnerà quindi i miei studenti. :-) Tornando ai social anche io ho due figli, vado nelle scuole a parlare dei rischi del web e mi sono interrogata su quanto tempo della mia vita si ciucciassero i social e con quali benefici per me e per la mia attività. A gennaio l'influencer Spora a cui hanno consigliato il mio libro mi ha ridicolizzato nelle sue IG stories poiché " se non hai almeno 10.000 followers non sei nessuno e non puoi avere nulla da dire sul marketing". Io lavoro con le imprese, a cui delle mie stories non importa nulla: mi sono interrogata sul valore sproporzionato dato ai fans/follower (a nessuno dei quali fatturò mai, quanto alle relazioni significative professionali e sociali non ho bisogno di social) e la mia reazione è stata: continuo a usare IG per piacere, e cancello molte app tra cui FB. Questo mi ha permesso di trovare magicamente il tempo per leggere un libro a settimana. La sera e la mattina le mie ultime energie sono per i miei cari e per un libro, non per gli affari di perfetti sconosciuti. Quanto alle imprese io credo che Seth abbia ragione nel dire che se i social sono intesi come il paese dei balocchi di Collodiana memoria è giunto il momento di capire che 1.il biglietto si paga 2.ha senso esserci solo con strategia (e budget). Credo che sia una buona notizia, che scremerà nel tempo valanghe di contenuti a casaccio. Se anche le imprese lo capiranno potremmo lavorare tutti meglio, con strategia e risparmiando tempo e risorse per una giostra inutile. Bellissimo post, grazie :-)

  • Nelli

    Il paradosso è che proprio noi che li usiamo, spieghiamo, consigliamo per lavoro, finiamo per allontanarli dalla nostra vita privata. Penso anche io come te che chi nasce oggi fa molta più fatica e mi trovo spesso in aula a difendere l’esistenza del blog. Ma temo che non potremo spegnere i Social di punto in bianco. Mi domando solo cosa arriverà poi. Me lo domando per mio figlio di 3 anni...

  • Francesco de Francesco

    Penso che come sempre vinca l'equilibrio. Stare tutto da una parte o dall'altra è troppo rischioso, se non sbagliato, la verità come al solito per me sta in mezzo. Quindi, valutazione caso per caso, in funzione di molti aspetti, solo dopo decido. Però, che sia del tutto fuori o del tutto e solo dentro, so già che non saranno una delle risposte.

  • Chiara Danese

    Meglio di così non si poteva dire. Scrivere.

  • Federico Guerrini

    Condivido Miriam. Penso che alla fine chi è da più tempo immerso in questi mondi è anche chi prima si è reso conto di tutti i loro limiti. La dispersione, l'assenza di concentrazione, il rischio di confondere il proprio simulacro di pixel con le relazioni reali, sono pericoli concreti. Poi, come te, non riesco e non posso farne a meno del tutto. Noto comunque che mi trovo ormai ad usare quasi solo LinkedIn, per gusto personale, e FB strettamente per le necessità relative al lavoro, o come chat. Buona giornata e a presto, spero. Ciao, Federico

  • Giorgio

    Miriam sei proprio brava. Bel post.

  • Miki Barone

    Bellissima scrittura Miriam! Illuminante!

  • Miriam

    E io ti leggerò con grande piacere e curiosità, Giulio!

  • Giulio Gargiullo

    Grazie per le considerazioni Miriam che condivido, come condivido molte delle cose che descrive Luca Conti. Il richiamo che arriva da Seth Godin probabilmente ci pongono davanti alla verità ancora e un'altra volta: la fuffa è finita. Magari ci saranno agenzie e consulenti che fanno sognare clienti vendendo pacchetti, consulenze che promettono questo mondo o quell'altro, come ci saranno anche quelli che vendono i report per posizionamenti su Google nel 2019, come nel 2020 and so on... Personalmente all'inizio non ho gradito l'avvento dei social media e i fanatici sostenitori, anche se da anni ero insoddisfatto di banner acquistati al chilo e posizionamento in top 10, 20, 30... e il Google-centrismo che ha afflitto la community italiana e non solo (e il fanatismo verso tutto ciò che fa Google). Ma in ogni caso mi sono adeguato e ho imparato ad usarli per quello che possono servire a me. Forse la cosa che ancora non viene percepita è che dietro un social ci può essere un tizio qualunque, Papa Francesco, come il presidente degli USA, un ufficio stampa o un'agenzia. Anni fa mi colpì molto il lbro "The social media side door" che appunto mirava a target molto precisi, un po' come quello che comprava ads su Google per le keyword - nomi e cognomi di famosi head hunter e noti head di agenzie e aziende. Sicuramente dal seo su Google ai social network sono passate tante cose e sicuramente i veri contenuti, che sono utili a qualcuno, per qualche motivo hanno motivo di esistere e di far parlare di sè. Tutto il resto è fuffa. Oggi superato il mito della SEO, del Google-centrismo, dei social media, veramente chiunque può comunicare e se vali vinci, altrimenti non vinci. Non si può vincere sempre, ma perfetti sconosciuti sono cresciuti tramite Youtube, come scrittori e scrittrici del web sono diventati giornalisti e opinionisti nel settore, eh si poi nella noia delle solite discussioni fra web e marketing è scappato pure fuori Big Luca che per qualche settimana mi ha fatto pure divertire (almeno per tot non ho sentito e letto le cose trite e ritrite che si trovano in giro da anni). Tutto questo mi piace perché ha sparigliato le carte e si sono moltiplicate le strade che si possono percorrere per un futuro pieno di opportunità oltre l’immaginato fino a poco tempo fa. Niente, questo testo sta per diventare un libro. Buon tutto Miriam e ti seguo sempre con grande stima. Giulio Gargiullo