Personal branding in digitale: il ruolo dei contenuti

Il 24 settembre è uscita l’edizione italiana di “Digital You” (ed. Hoepli), il libro di William Arruda e Luigi Centenaro.
“Digital You” presenta un metodo per curare il personal branding nei punti di contatto digitali e farne uno strumento efficace per raggiungere i propri obiettivi professionali.

È pensato per chi lavora in azienda o in organizzazioni ma è un’ottima lettura anche per liberi professionisti.

Su invito di Luigi Centenaro ho curato un approfondimento sul content marketing e, in particolare, ho distillato alcuni aspetti salienti dell’esperienza con le Venice Lessons.

Di seguito il mio contributo tratto dal libro:

Le Venice Lessons: content marketing, tra calli e canali

Ho pubblicato le prime Venice Lessons a ottobre 2014. Avevo in mente un
format di contenuti che portasse il mio brand verso manager e imprenditori ancora distanti dai temi più tecnici del marketing digitale, spesso con poco
tempo a disposizione e piuttosto annoiati dai classici video a mezzo busto
girati in ufficio.

Volevo parlare di marketing digitale nel mio stile, chiaro e garbato, associandolo a un altro elemento del mio personal brand: Venezia. Una città che nell’immaginario significa un certo stile di vita, poco spazio per fuffa e molto pragmatismo, respiro internazionale, arte e creatività.

Il primo passo è stato dunque avere ben chiari gli obiettivi e di conseguenza costruire il format.
Il setting delle videolezioni è intrattenimento puro: un giro in gondola tra i canali, un’altana con vista su San Marco, un giardino segreto.
I contenuti formativi sono tecnici e verticali: un solo tema per ogni video, un concetto del marketing digitale presentato con termini comprensibili e uno stile professionale, mai folcloristico.
Dal 2014 a oggi ho pubblicato altre quattro edizioni con nuove videolezioni, aggiornando ogni volta di poco il format, senza rivoluzionarlo. Ho cambiato invece di molto la diffusione, affiancando alla pubblicazione dei video sul mio canale YouTube la pubblicazione nativa dei video sul profilo LinkedIn (non condividendo il link da YouTube quindi, bensì caricando il video direttamente su LinkedIn) con grandi risultati di visualizzazioni e interazioni.
Allo stesso modo, nel 2015 le Venice Lessons sono diventate contenuto di completamento di alcuni capitoli del mio libro Web Marketing per le PMI
(Hoepli) e ho distribuito le ultime due edizioni anche attraverso la newsletter.
Per me, che sono professionista freelance, i concetti chiave di questa
iniziativa di content marketing sono: obiettivi chiari, contenuti coerenti ai valori del brand che vuoi costruire, attenzione alla distribuzione, innovazione dove serve.

Cinque punti da tenere in considerazione

1. I contenuti continuano a lavorare per te, nel tempo

Il potere di un post dura oltre la sua data di pubblicazione, ci sono contenuti che continuano a lavorare per il brand a lungo. Il post più letto sul mio blog risale ad alcuni anni fa. Perché? Perché con un buon lavoro di ottimizzazione SEO è attualmente ben posizionato su Google e continua ogni giorno, a distanza di anni, a portarmi traffico qualificato, contribuendo a far conoscere il mio brand.

Dunque valuta sempre l’investimento in contenuti inserendolo in un corretto orizzonte temporale di “ammortamento”.

2. Trova il tuo format, perfezionalo e fanne un tuo punto di distinzione

Le serie hanno il grande pregio di creare un’abitudine, dare qualcosa di noto e diverso a ogni puntata. Come avviene con le mie Venice Lessons, trovare un format ti permette di essere riconoscibile, migliorare una puntata dopo l’altra, creare attesa nella tua rete di relazioni e allargare man mano la tua community. Il format ha anche il grande pregio di essere qualcosa di ripetibile e farti risparmiare energie: il grande effort è iniziale, poi si tratta “solo” di migliorare e mantenere alta la qualità del contenuto.

3. Il giorno giusto per cominciare è… oggi!

Quando faccio consulenza mi capita spesso di insistere sulla necessità di cominciare. Cominciare a scrivere, ad aprire un account, a pubblicare il primo video. Il mio naturalmente non è un’esortazione a lanciarsi nel vuoto, senza una strategia di branding e content. È invece un invito a definire prima le linee guida e poi “andare lì fuori”, mettere alla prova l’efficacia dei propri contenuti per vedere che reazioni generano. Senza preoccuparsi troppo del fatto che non siano ancora assolutamente perfetti, assolutamente completi, assolutamente il meglio di ciò che puoi
pubblicare. Il mio mantra è partire con una visione e migliorare facendo, un contenuto alla volta.

4. Faccio o faccio fare?

Parlando di content marketing spesso i progetti si fermano non per mancanza di budget, bensì per mancanza di tempo. E uno dei segreti per far funzionare la tua content strategy è trovare la giusta risposta alla domanda: faccio da me o mi rivolgo a un fornitore esterno? Non esiste una risposta giusta per tutti e molto spesso il mix ideale prevede una parte di attività gestite direttamente e altre delegate all’esterno. Valuta quanto tempo hai da investire nel flusso di progettazione, produzione e distribuzione dei tuoi contenuti. Individua ciò che ti piace e non ti piace fare, ciò che sei disponibile a imparare e che cosa invece non vuoi proprio considerare. Decidi di conseguenza che cosa svolgere in autonomia e quali attività affidare invece a un freelance o a un’agenzia.

Se non hai un’idea chiara di che cosa significa gestire i tuoi contenuti, leggi o fai un corso di formazione. Alcuni anni fa la CEO di un’importante azienda mi chiese un corso per usare Twitter, molto diffuso tra giornalisti, manager e personaggi politici della sua rete di influenza. A fine corso mi ringraziò e mi disse: “Grazie, ora ho capito come funziona e ho deciso che lo farò gestire al mio staff”.

5. Un nuovo social network, un nuovo formato: che fare?

Stories, reels e poi i sondaggi e gli eventi su LinkedIn. E TikTok e Clubhouse. Le novità di certo non mancano. Su che cosa concentrare il tuo tempo e le tue energie? Per prima cosa metti bene a fuoco dove sono le persone che vuoi coinvolgere grazie ai contenuti.
Poi, se non vedi potenziale nella novità, riserva almeno il tuo posto.
Instagram quando è stato lanciato non era diffuso come lo è oggi,
LinkedIn nemmeno. Dedicare una piccola parte del proprio tempo
ad “annusare” le novità fa parte delle attività di content marketing.
Non per essere poi presenti con contenuti ovunque, ma anche solo
per capire se lì c’è un’opportunità e per riservare l’account con nome e cognome o con il naming scelto per il proprio personal brand.

Estratto da Digital You, di William Arruda e Luigi Centenaro HOEPLI
www.personalbranding.it/digitalyou
©BigName srl

Scritto il:
in: Content marketing

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