Friday pop-up coworking: Design Sprint con Giovanni Atalmi

Friday pop-up coworking: Design Sprint con Giovanni Atalmi

Marketing, Un mix

Venerdì scorso ho aperto nuovamente il mio ufficio per il Friday pop-up coworking di ottobre e l’ho fatto ospitando Giovanni Atalmi, che mi ha proposto anche un workshop per provare la metodologia Design Sprint.
La prima cosa da dire è che Giovanni, molti anni fa, ha disegnato il mio logo. Tutto nacque con uno scambio su Twitter, nel periodo in cui Giovanni lavorava a Londra come designer. Mi aveva colpito il suo stile e così, senza pensarci troppo, decisi di affidargli la costruzione della mia identità da freelance. In questi anni siamo rimasti in contatto ed è stato un piacere ospitarlo nella sua veste di facilitatore certificato del metodo Design Sprint.

Ciao Giovanni, parliamo della metodologia Design Sprint. Che cos’è e come l’hai scoperta? 

Il Design Sprint è una metodologia progettuale ideata da Google e utilizzata oggi dalle più innovative aziende del mondo. Consiste in una serie di workshop partecipativi che permettono di validare idee, creare nuovi prodotti (digitali e non) o migliorarne di esistenti.

Grazie al Design Sprint si possono comprimere mesi di lavoro in soli 4 giorni. Alla fine di un Design Sprint l’azienda ottiene l’allineamento sulla problematica (o progetto), la generazione di numerose idee, la realizzazione di un prototipo di una di queste idee, i risultati di test con utenti reali e una roadmap progettuale.
Prima di passare a lavorare come freelance, lavoravo in agenzia ed eravamo alla ricerca di un metodo che ci permettesse di affinare il nostro approccio iniziale ai progetti di comunicazione digitale. Mi sono imbattuto in AJ&Smart, agenzia di Berlino leader mondiale nello sviluppo di progetti attraverso il Design Sprint, e da lì è scattata la scintilla. Ho avuto la fortuna di potermi formare e certificare proprio attraverso una masterclass di AJ&Smart e Jake Knapp, ideatore della metodologia e autore del libro Sprint.
In Italia la metodologia non è ancora molto conosciuta, ma si sta espandendo a macchia d’olio in tutto il mondo, quindi è solo questione di tempo. Io ce la metto tutta per cercare di far conoscere il Design Sprint anche alle aziende italiane perché credo veramente che sia uno strumento molto utile per poter lavorare meglio e creare prodotti migliori.

Quali sono le applicazioni più interessanti e quando invece la sconsigli? 

Il Design Sprint è nato in Google Venture per validare idee di startup e migliorare prodotti digitali. Quindi si può dedurre che l’ambito digital sia il più adatto a questa metodologia. Ma la cosa bella del Design Sprint è che è una metodologia molto flessibile che si presta ad essere modificata in base alle esigenze progettuali, a patto di mantenere inalterati i suoi princìpi.
Infatti, oltre a progetti digital, ho avuto modo di utilizzarla anche per lo sviluppo di prodotti fisici, per progetti di branding (esiste un workshop di 3 ore creato dallo stesso Jake Knapp, chiamato Brand Sprint) e per ottimizzare processi interni.
L’importante è che la problematica che si va ad affrontare abbia un certo peso nell’attività dell’azienda. Di solito per capire se vale la pena utilizzare un Design Sprint per affrontare un progetto chiedo al mio interlocutore “Se il progetto non andasse a buon fine, sarebbe una grossa perdita per l’azienda?”. Se la risposta è sì, il Design Sprint è lo strumento giusto.

Per il Friday pop-up coworking mi hai proposto un LDJ. Un workshop di 1 ora – guidato da te come facilitatore – in cui ho messo a fuoco un problema, individuato le prime soluzioni e definito un piano per passare all’azione. Per una pragmatica come me, la metodologia perfetta. La descrivi in breve? 

Il “Lightning Decision Jam”, o LDJ per gli amici, è un workshop di problem solving di 1 ora che utilizza i principi del Design Sprint. Ti permette di identificare le problematiche principali di un determinato argomento, ideare un numero di soluzioni, identificare su quali di queste soluzioni concentrarsi e creare una lista di azioni pratiche per testarle da subito. È un ottimo metodo per comprendere (e dimostrare) l’efficacia del Design Sprint e provarne con mano le caratteristiche principali.

Durante il LDJ, la barca è il contesto in cui si dispongono i post-it con elementi, concetti che riguardano il problema da risolvere. Sopra gli elementi positivi (vento in poppa), sotto ciò che àncora e impedisce di progredire.

Per finire: consigli di letture, corsi, video? Oltre alla playlist su Spotify, naturalmente!

La playlist “Design Sprint” su Spotify è un must per ogni facilitatore che si rispetti.
Suggerisco di partire dalle basi con il libro “Sprint” di Jake Knapp per poi passare qualche giornata a guardare tutti i video del canale YouTube di AJ&Smart! Qualche articolo l’ho scritto anch’io e a “breve” sarà online il mio nuovo sito, in cui presenterò anche i corsi che sto organizzando. Nel frattempo potreste iscrivervi alla mia newsletter.

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