Friday pop-up coworking #8 – un appuntamento molto visual

Un mix

Quando a inizio anno ho organizzato l’appuntamento del Friday pop-up coworking di marzo, mai avrei pensato che nel giro di poche settimane ci saremmo trovati in mezzo a una pandemia. Ho valutato a lungo se cancellare la data o mantenerla, e alla fine ho deciso di andare avanti e di farne un’edizione a distanza. L’ho proposto ai miei 3 ospiti, che hanno accettato con entusiasmo. La versione speciale con videocall su Skype è stata molto azzeccata anche perché il tema era il visual content e i co-workers sono stati: Valentina Paggiarin per video, Carin Marzaro per illustrazione e visual design, e Luca Golix Golinelli per fumetto e illustrazione.

La mia idea era di viaggiare, grazie a loro, in questi mondi e saperne di più attraverso un loro progetto, una tecnica, un pezzo del loro lavoro. Intendiamoci, questa special edition è stata l’antipasto della versione in studio a Venezia, rimandata a fine lockdown. Ne è uscita una bella chiacchierata e, nello spirito del pop-up coworking, ho fatto loro qualche domanda.

Carin Marzaro

Iniziamo da Carin Marzaro, creative director, visual designer, illustratrice. Libera professionista.

Ciao Carin, ci spieghi meglio cosa fai?

“Creo immagini con carattere, e “carattere” è un termine ricorrente nel mio lavoro: non solo come elemento tipografico, ma come ingrediente fondamentale della mia creatività. Quando penso a carattere penso a personalità, decisione, grinta, coraggio. E gentilezza, perché secondo me con la gentilezza si fanno le rivoluzioni.”

Chiudi gli occhi e pensa al brief ideale per una illustrazione. Quali informazioni non possono mancare?

Il brief per me è molto importante, è il punto di partenza per l’accensione creativa. Le informazioni per me fondamentali sono:

  • lo scopo comunicativo, il mood, il pubblico per la quale va realizzata
  • il supporto dove andrà inserita: dove “vivrà” l’illustrazione e quali saranno le sue modalità di fruizione.

Come sono cambiate le tue giornate? C’è qualcosa che hai imparato/a cui stai lavorando e vuoi condividere?

Sotto il profilo lavorativo, non molto: sto fortunatamente trascorrendo le mie giornate con la stessa operosità di prima. Mi manca di certo il lato più umano: gli incontri di persona ora sono web-meeting, e le lezioni in presenza sono FAD.
Sul piano personale ci sono le preoccupazioni per i famigliari più fragili, e le restrizioni alle uscite stanno avendo un’influenza importante, anche a livello emotivo. Soffro molto il divieto di qualunque attività all’aperto, non poter nemmeno passeggiare da sola nella campagna dove vivo impatta molto sull’umore, e di conseguenza su tutto il resto.
Cerco però sempre di focalizzarmi sulle cose positive, e sulle piccole cose che succedono ogni giorno che mi riempiono di gratitudine.

Luca Golinelli

E poi Luca Golinelli, in arte Golix. Dillo con un Fumetto è il suo progetto artistico. Si occupa di creazione di fumetti personalizzati, illustrazioni e loghi, e ha collaborato con aziende come Piaget, VisitFlanders, TurkishAirlines, Guinness, Mellin, Activia, Volagratis. Nel 2019 ho partecipato al TEDx di Reggio Emilia in veste di facilitatore grafico.

“Luca, come nasce l’idea per un buon fumetto? Quando capisci che hai in mente/davanti agli occhi qualcosa che funziona?”

Mi piace sempre dire che il mondo è pieno di storie interessanti, bisogna solo essere capace di riconoscerle. A volte mi rendo conto che il mio essere fumettista mi fa “soffrire” di una sorta di patologia che distorce ai miei occhi la realtà che mi circonda. Mi capita spesso di imbattermi in visi di persone che mi affascinano e che vorrei subito riportare su carta. Così come diverse situazioni divertenti o drammatiche che osservo come se fossero scandite in vignette. Sono una persona, artisticamente parlando, molto istintiva e decisamente poco cerebrale quindi se ciò che leggo, scrivo o che sto creando con carta e matita fluisce in maniera naturale capisco che è la strada giusta. Se invece il lavoro è in salita e inizia a risentirne di “freschezza” allora preferisco cestinare tutto e cambiare completamente soggetto o punto di vista.

“Come sono cambiate le tue giornate? C’è qualcosa che hai imparato/a cui stai lavorando e vuoi condividere?”

Beh più che cambiate direi che sono state letteralmente rivoluzionate. Essendo il mio progetto professionale Dillo con un fumetto rivolto a privati e aziende di tutte le dimensioni mi sono trovato a non avere più ordini in entrata da quando l’Italia è diventata completamente zona rossa. Devo ammettere che è stato un bel colpo da K.O., ma invece che (continuare a) piangermi addosso mi sono rimboccato le maniche ed ho iniziato a cercare una nuova direzione. L’ho trovata dedicandomi a progetti che ho sempre messo in lista d’attesa, perché davo costantemente precedenza ad altro. Uno tra questi era il completamento del mio nuovo sito e poi la creazione di illustrazioni e vignette umoristiche per l’altro mio progetto, ovvero il blog di viaggi Miprendoemiportovia. Insomma, sto cercando di trasformare una crisi in opportunità.

Valentina Paggiarin

Infine la mia terza ospite è stata Valentina Paggiarin, autrice e produttrice di Hive Division, casa di produzione indipendente con sede ad Asolo (TV). Valentina si occupa principalmente di scrittura e sviluppo di progetti originali: soggetti, trattamenti, script, cortometraggi, racconti, ma anche VR.

“Valentina, come nasce un film? Ci racconti le fasi principali dall’idea a quando arriva al pubblico?

Un film nasce sempre dalla volontà di raccontare una storia con parole e immagini. I motivi possono essere i più disparati: personali, emotivi, di marketing… Si concepisce un soggetto partendo da un presupposto o uno spunto narrativo, a cui si affianca un immaginario, nuovo o con riferimenti a qualcosa che già esiste e ci ispira, ma che rielaboriamo. Da qui iniziano le fasi progettuali: la preparazione di moodboard, il coinvolgimento di altri membri della squadra artistica e produttiva, la confezione di un “pacchetto” per presentare il progetto. A questo punto si ha una sceneggiatura e un’idea chiara della direzione artistica: verrà spesso rilavorata, sistemata, anche grazie a una serie di eventi a cui si partecipa, in cui si lavora con professionisti, si raccolgono feedback e si perfeziona il tutto. Insieme al produttore e al regista si costruisce poi il budget del progetto, partecipando a call e bandi, e si cercano partner. Quando si arriva veramente in pre-produzione si coinvolgono finalmente tutti i reparti e si mette insieme la squadra che darà vita al film. La produzione è spesso concentrata (giorni nel caso di un cortometraggio, settimane nel caso di un lungometraggio) ed è un momento intenso, bellissimo e molto faticoso. Quando le riprese finiscono, si tira sempre un sospiro di sollievo e ci si prepara alla fase più “statica”, ma assolutamente fondamentale, della post-produzione in studio. Oltre a tutte le fasi standard intese come montaggio, sonorizzazione, doppiaggio se necessario, colonna sonora, color correction, eccetera, Hive si occupa spesso di progetti con forte presenza di VFX (visual effects). Quando il film è finito, si passa alla distribuzione, che sia per festival o per mercati, e da lì si comincia a pensare al film dopo!

“Come sono cambiate le tue giornate? C’è qualcosa che hai imparato/a cui stai lavorando e vuoi condividere?”

Le mie giornate sono più “faticose”. Per motivi che ignoro, nonostante io sia una persona molto casalinga e abbia interessi e passioni che mi tengono più a casa che fuori, in questo momento mi sento un po’ “dispersa” e confusa. Faccio molta fatica a concentrarmi, a leggere e a scrivere e provo quindi una grande frustrazione perché vorrei trarre il meglio da questo periodo, ma mi sembra di essermi lasciata sommergere da tutte le notizie da cui siamo bombardati quotidianamente. Mi sto comunque impegnando per scrivere quasi ogni giorno il mio “Diario di una strana clausura” in cui racconto un po’ della nostra vita domestica e un po’ di uno strano fenomeno inspiegabile davanti a cui ci siamo trovati, che ci permette di “viaggiare ovunque” pur restando chiusi in casa, di fatto. Ho un bimbo di 6 anni e di solito amo stare con lui, ma averlo a casa mentre si cerca di lavorare è molto faticoso. Per fortuna lui è un entusiasta e un ottimista e non si perde mai d’animo. È sempre indaffarato in qualcosa, ha sempre un’idea o una fantasia o una storia da raccontare, e questo mi aiuta moltissimo con il morale, e mi fa capire quanto restare positivi sia veramente importante. Infine, seguo molto di più il mio bioritmo, sto sveglia fino a tardi la sera e mi sveglio altrettanto tardi al mattino, e questo mi permette di gestire meglio la mia creatività e i momenti che voglio dedicare alle cose che mi piacciono quindi… non è tutto negativo, affatto!

I Friday pop-up coworking per ora sono sospesi e riprenderanno appena potrò di nuovo avere ospiti in studio. Se vuoi essere il mio prossimo pop-up coworker, scrivimi!

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