7 cose che ho imparato in 7 anni da libera professionista

7 cose che ho imparato in 7 anni da libera professionista

Riflessioni

Ieri su Facebook ho festeggiato i primi 7 anni di partita iva. Una bella festa, tanti amici e colleghi sono passati per un saluto nei commenti o un pensiero con un Mi piace (e varianti).

Quando ho aperto la partita iva per fare la consulente di marketing digitale freelance non sapevo come sarebbe andata. In verità me lo chiedo ogni anno da sette anni a questa parte: come andrà l’anno prossimo? Poi nel tempo ho capito che quel “come andrà” dipende molto da me, da ciò che faccio per farlo andare bene.

In queste ore ho ripensato molto a quanto ho imparato in questi anni ed è tanto. Lo metto qui:

  1. Libero professionista non è un inquadramento fiscale, è uno stato mentale
    Io forse lo ero anche prima, negli 11 anni da dipendente in agenzia, perché ho sempre cercato di migliorare quello che stavo facendo, di sviluppare nuovi servizi e mettere il naso nei preventivi, nella gestione della parte amministrativa, di rischiare su strade non battute. È importante capire da subito se si ha o meno questo “stato mentale” imprenditoriale, altrimenti stress e complicazioni sono assicurati.
  2. Investire su se’ stessi, è l’investimento a più alto ritorno
    Dedicare ogni anno una parte di budget (tempo e/o soldi) alla formazione tecnica, allo sviluppo delle soft skills e alla partecipazione a eventi di settore. Ho imparato che va fatto in modo sistematico, è l’unica via per costruire un futuro professionale. Nessuno verrà a dirci che è il momento di fare un corso di formazione, di prendere un ufficio fuori casa per lavorare meglio ma dobbiamo farlo noi, guardando avanti e investendo.
  3. Coltivare una rete di relazioni è l’unico modo per crescere, anzi, per sopravvivere
    Una rete solida e fidata di colleghi è ossigeno, paracadute, amplificatore. Anche solo per un confronto o per presentare a un cliente una soluzione alternativa. La rete va curata, alimentata, coltivata prima di doverla attivare per un bisogno specifico. E funziona se dai molto, oltre e anche prima di chiedere.
  4. Il commercialista è un alleato, non qualcuno a cui portare una cartellina di documenti ogni tot giorni
    Un freelance funziona se tornano i conti, e non c’è nessuno a curarli questi conti – con annesse novità normative, flussi di cassa, rimborsi spese, gestione dei crediti e degli insoluti, anticipi di tasse & co – se non il freelance stesso e il suo commercialista. Qui ho imparato che la soluzione è chiedere, chiarire dubbi, approfondire e cambiare commercialista se serve (chiedendo consiglio alla rete, vedi punto 3).
  5. Sempre sul tema far tornare i conti presenti e futuri, appena possibile è importante accantonare una pensione integrativa e fare un’assicurazione per malattia e infortuni (che non si sa mai)
    Chi è libero professionista sa bene quanto l’INPS abbia un occhio di non-riguardo per chi è in gestione separata dunque è importante tutelarsi con soluzioni alternative o di integrazione a quanto previsto dalle coperture INPS.
  6. Scegliere clienti con una visione del mondo affine
    Non dico solo i progetti, dico proprio l’affinità con le persone con cui andremo a lavorare. Io per esempio metto in primo piano il rispetto – delle scadenze, delle persone, della parola data, ecc – e fatico a lavorare con chi non condivide questi valori. È un mio limite, anche se il progetto è ricchissimo e stimolante so che non riesco a dare il massimo con dall’altra parte un referente che arriva sempre in ritardo alle riunioni, fa saltare regolarmente le telefonate concordate o non rispetta i suoi collaboratori. Quando mi sono ritrovata a lavorare con professionisti così ho visto con chiarezza tanto tempo perso per far scorrere la relazione e risolvere equivoci… e avrei invece preferito usarlo per portare risultati.
  7. Cercare aiuto quando si è in difficoltà
    La nascita del secondo figlio, a fine 2016, è stata una bella sfida. La famosa coperta era corta prima, figuriamoci ora con un piccolo a casa. Ho passato settimane di grande stress, vedendo allungarsi all’infinito la lista di cose che avrei voluto e dovuto fare, ferme per mancanza di tempo. A fine dell’anno scorso allora ho contattato una business coach che mi ha accompagnata nel fare chiarezza della situazione in cui ero, definire obiettivi, riorganizzare le priorità e mi ha aiutata a riconoscere e scardinare abitudini nocive ben radicate (per esempio procrastinare fino all’ultimo la consegna di una presentazione per un evento e poi non dormirci la notte) e trovare nuove soluzioni. Ora la coperta è sempre corta, ci mancherebbe, ma almeno non rischio di strapparla.

 

 

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