PMI italiane e web marketing: è ancora questione di cultura

PMI italiane e web marketing: è ancora questione di cultura

Riflessioni

Con Angelo Dottore Presidente di CNA Comunicazione e Terziario Avanzato di Modena

Una parte consistente del mio lavoro, soprattutto in questo periodo dell’anno, è fatta di eventi, incontri di in-formazione, docenze in azienda o durante momenti formativi organizzati da associazioni di categoria. Insomma, diffondo il verbo del web marketing 🙂

Qualche settimana fa ero ospite e speaker durante l’incontro conclusivo del Lab con CNA Emilia Romagna, e in durante il rinfresco di fine serata Angelo Dottore, Presidente di CNA Comunicazione e Terziario Avanzato di Modena, ha detto una cosa che mi sono segnata perché rende bene l’idea e che nella sostanza è:

“spesso c’è più cura nel scegliere una bottiglia di vino da bere con gli amici che nella scelta del fornitore che si occuperà della comunicazione della nostra azienda.”

 

Il tema era quello, noto, del “cugino dell’amico” o in alternativa del “figlio del collega” che sviluppa il sito aziendale perché è bravo con il computer e perché tanto che cosa ci vuole. Costa poco ma, a parte rare e fortunate eccezioni, poco porta, anzi.

Qualche giorno dopo, ero a Trento per TravelNEXT e a cena ero seduta accanto a Bruno Tessadri, un garbato signore della Confcommercio di Rovereto, che di mestiere fa il fiorista e che tra un bicchiere di Traminer e l’altro mi ha raccontato come nei suoi 30 anni di mestiere ha visto arrivare il fax, poi gli ordini via mail, e adesso i fiori li compra online nei web shop.

“di innnovazione io non muoio, mi tuffo dentro come un pesce”

Che mi è piaciuto molto, perché per me l’innovazione è come l’acqua (ma questo è un altro post). Insomma ho riflettuto su due approcci così diversi, sulle storie che queste due citazioni raccontano. Perché alcuni imprenditori finiscono per affidare la loro comunicazione web a fornitori con scarse competenze o a non curarla per niente (la maggior parte delle aziende italiane non ha ancora un sito, ricordiamocelo) mentre altri abbracciano l’innovazione? Per un tema di cultura: le prime non conoscono le potenzialità di questi nuovi strumenti, nella maggior parte dei casi. Un’altra parte, pur cosciente di quello che il digitale può portare, non ha le competenze per avvicinarsi a questo mondo e soprattutto per valutare che cosa fare, che cosa chiedere ai fornitori, come valutare due proposte diverse che per lo stesso servizio – in apparenza – hanno nella fatidica ultima pagina un importo una il doppio dell’altra.

La soluzione dal mio punto di vista sta nel trasferimento di cultura in modo diffuso, scomposto in tanti rivoli che arrivino fino all’artigiano che produce sedie e che nel suo quotidiano deve far quadrare i conti, scegliere i materiali, star dietro ai fornitori, ai pagamenti, ai clienti. Fino al gestore dell’hotel di 30 camere che il sito meglio se non lo vediamo prima di scegliere dove soggiornare, perché ci darebbe una pessima immagine della struttura (non sto parlando di prenotare online, eh) ma insomma lui nel corso della sua giornata deve star dientro ai dipendenti, accogliere gli ospiti, fare la fila in Comune per un nuovo permesso. Insomma di mestiere fa altro, non si occupa di marketing e comunicazione.

In questo passaggio verso l’innovazione io ci vedo la necessità di un’azione di sistema che coinvolge la parte politica, professionisti e addetti ai lavori che devono farsi capire e non spaventare con tre parole in inglese e una in italiano e ci vedo soprattutto un ruolo determinante delle associazioni di categoria: diffondere innovazione e cultura digitale è il miglior servizio che possono fare ai loro associati.

 

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