Ode ai poeti dell’informazione

Il sempre sommo [mini]marketing apre la discussione sull’inconsistenza del sapere, se non sorretto dal saper cercare e dal saper trovare. Le competenze sono mutevoli, si entra più nel tempo ciclico della cultura orientale che in quello lineare della cultura occidentale [vedi anglosassone].

Poi Mauro riprende per allargare l’orizzonte al saper fare, oltre che cercare.

Allora ho incrociato con un altro post che ha illuminato questo grigio fine settimana, Maurizio Goetz e i dieci requisiti per l’innovazione.

Innovare, è il punto di partenza. E non è più un lusso o una scelta, bensì una necessità. Innovare le proprie competenze professionali, i servizi aziendali offerti, il rapporto con i clienti, le tecnologie, l’elenco di cose da innovare…

Ecco, per fare questo credo che ci voglia il piacere di contaminarsi, inspirare più ossigeni e poi espirare qualcosa di nuovo. Come fanno gli artisti e i poeti – artisti della parola – che assorbono da tutto quello che li circonda, trasformano personalmente e poi ripropongono.

I poeti dell’informazione inspirano da un discorso in metropolitana, da un trenta secondi in Tv, da un workshop, dalla chiacchierata alla macchinetta del caffè con il collega, cercano per approfondire, elaborano e poi espirano innovazione o saggezza, che poi vengono a coincidere.