Lavoro e "una donna in rappresentanza di": considerazioni e consigli

Lavoro e “una donna in rappresentanza di”: considerazioni e consigli

Riflessioni

Disegno stella luna

Qualche giorno fa la Ninja Academy di Ninja Marketing ha lanciato la prossima edizione del “Master online in digital strategy e social media communication“, io sarò la docente per il modulo su come costruire un piano di marketing digitale.
Ho accolto con piacere l’invito dei Ninja, il master è ben strutturato e hanno messo insieme davvero un dream team, con colleghi professionisti di altissimo livello.
Il fatto che io sia l’unica donna dei 10 docenti ha sollevato qualche polemica e ha riportato in auge la “questione femminile”. Alcune colleghe mi hanno scritto per ringraziarmi di essere lì a tenere alta la bandiera, altre colleghe e colleghi mi hanno fatto i complimenti. Io ho riflettuto sul fatto che era ed è ancora frequente che io o altre – poche – colleghe ci troviamo a essere “l’unica donna in rappresentanza di”. Il dream team del master Ninja non è un’eccezione, anzi.

Ricordo che in un’intervista per l’uscita di “Web marketing per le PMI” il giornalista mi chiese se avevo scelto di proposito tante donne tra gli esperti coinvolti per la chiusura di ogni capitolo. L’ho ringraziato per avermelo fatto notare, me ne stavo rendendo conto grazie alla sua domanda. Il perché di così tante donne era semplice: negli anni ho avuto la fortuna di lavorare con tante professioniste in gamba e ho avuto il merito di scegliere delle nuove leve promettenti, che poi sono diventate professioniste affermate. Chiedendo loro un contributo da esperte stavo facendo un servizio ai miei lettori nel caso le avessero contattate per progetti futuri. Coinvolgerle è stato naturale, così come è stato naturale coinvolgere i migliori colleghi uomini nelle aree in cui so che rappresentano l’eccellenza in Italia.

Una scelta di merito, dunque. Non sono d’accordo sul “scegliamola perché è una donna”, troverei svilente far parte di un progetto/un team per una considerazione di questo tipo. “Scegliamo lei perché è la più competente e adatta per questo incarico”, così deve funzionare. Anche se in alcuni ambienti – non certo quello del marketing digitale – sono favorevole alle quote rosa: un male necessario.

Ecco allora cinque punti che funzionano e hanno funzionato per me. Non con la presunzione di avere la soluzione e la verità in tasca – anche se mi piacerebbe! – piuttosto con l’obiettivo di parlarne e condividere la mia esperienza:

  • tenete alte le vostre competenze, non smettete di imparare. Vale naturalmente per i colleghi uomini ma ancora di più per le donne. Questo ci permette di emergere. Ci permette di negoziare – negoziare, non rivendicare – il nostro vero valore e di tenere la negoziazione su un piano oggettivo
  • fare tanto e bene, certo, ma anche far sapere. Costruire il proprio brand – lo so siamo persone e non lattine di bibite, ma capiamoci – partecipare, divulgare. Spesso come donne ci fermiamo a fare, testa bassa e avanti. Non basta. Dedicate parte del vostro tempo a far sapere quello che sapete fare. Significa mettersi in luce e autopromuoversi? Sì, e fa un gran bene
  • non tenetevi mai un passo indietro solo perché siete donne. C’è un freno culturale: un bambino che si fa avanti, alza la voce e chiede è un ometto, una bambina che si fa avanti, alza la voce e chiede è una “bimba strana”, a volte anche una piccola maleducata. Molte cose stanno cambiando ma nella nostra testa funziona ancora – sottilmente – così. Ho la grande fortuna di avere dei genitori – e in particolare la mia tostissima mamma – che non mi hanno mai presentato il mondo come “cose da donne vs. cose da uomini”, anzi, e non li ringrazierò mai abbastanza per questo. Sheryl Sandberg, Direttore operativo di Facebook, intitola il suo libro “Facciamoci avanti“, ecco il senso è proprio questo. Se abbiamo un’idea, un progetto, una proposta, facciamoci avanti. Non diciamoci “NO” da sole, ancora prima di provare
  • usate le mani, se serve. A volte l’arma migliore è l’ironia, altre è rimettere con fermezza “i puntini sulle i”, altre ancora è il cambiare aria. Forzo, naturalmente, dicendo di usare le mani. Il senso è: facciamoci rispettare, senza perdere il nostro stile
  • fate rete, sia con altre donne che con colleghi uomini. Fare rete è fondamentale per sapere per tempo le occasioni di lavoro, i progetti in cui inserirsi, per creare sinergie. Penso che non ci aiuti creare dei ghetti “per sole donne” o essere noi per prime a spostare la discussione sul piano del genere (“ti comporti così solo perché sei un uomo”; “i capi donna sono i peggiori”). La diversità è una ricchezza, più punti di vista e modi di affrontare la stessa situazione portano a risultati migliori.

Mai come in questo momento nelle aziende e nelle istituzioni c’è bisogno di persone in gamba, uomini o donne, quindi avanti tutta 🙂

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8 commenti

  • Marina

    Ciao Miriam, concordo con quello che dici :) L'esempio dei bambini calza alla perfezione e io stessa mi ritrovo nella bambina strana "bacchettata" perché pensa in grande. Come dicevi tu, spesso l'atteggiamento delle professioniste è quello di fare e lavorare a testa bassa, ma credo sia importantissimo fare conoscere le proprie competenze senza avere paura di sembrare "quelle arroganti e poco modeste". Complimenti e a presto!

  • Miriam Bertoli

    Grazie Gianluca :) Ci vorrebbe una "campagna per il merito" trasversale e pervasiva a tutti i livelli delle istituzioni, università ecc. Questo sì che porterebbe a cambiamenti positivi.

  • Miriam Bertoli

    Concordo Federico, ci sono sicuramente casi - e molti - in cui la discriminazione di genere c'è. Ma leggere qualsiasi "no" usando questa lente da un lato non permette di mettere a fuoco reali punti di miglioramento, dall'altro fa dispedere energie preziose.

  • Gianluca

    Molto bello questo post: complimenti! Credo inquadri la questione perfettamente; passando da focalizzarsi sul genere a focalizzarsi sul merito. Ovvero, passando dal principio teorico a qualcosa di importante e sostanziale.

  • Federico

    Carissima Miriam, congratulazioni per il tuo incarico! Sono d'accordo che la semplice differenza di genere non sia un buon criterio di selezione ma è un altro ,secondo me, l'aspetto che hai evidenziato a condizionare maggiormente le scelte e cioè quello culturale. In alcuni casi gli stereotipi e i valori negativi associati alle lavoratrici donne sono anche il frutto di alcune di loro che ogniqualvolta vengono discriminate lo attribuiscono al loro genere.. Ecco vorrei consigliare a queste persone di misurarsi su competenze, impegno e comunicazione per aiutare a sradicare questi pregiudizi che si combattono meglio se questa diventa la regola e non rappresenta l'eccezione. In molti casi il cambiamento richiede un impegno costante e continuo da parte di tutti e in questo caso oltre alle protagoniste anche da parte dei media che alimentano purtroppo alcuni dei peggiori stereotipi femminili.

  • silvia

    grazie per questo post :-)

  • Miriam Bertoli

    Ciao Sara, grazie per il commento. Parto anche io dal presupposto che al panorama italiano non manchi nulla, ma so anche che oltre a Alessandra, Roberta, Mafe e me ci sono altre professioniste eccellenti che non nominiamo - e non vengono coinvolte - perché semplicemente non sono conosciute/non si comunicano. Che ci siano delle differenze lo dicono i numeri, ignorarle sarebbe poco realistico. Solo partire da questa situazione oggettiva permette, secondo me, di migliorare.

  • Sara

    Ciao Miriam, ho letto con piacere il tuo post. Personalmente penso che le donne che per prime vogliono più donne, sono le prime a sottolineare una differenza - che non dovrebbe esistere, e forse no, non esiste - tra professionisti e professioniste. Penso a te, ad Alessandra (Farabegoli) a Roberta (Milano) a Mafe (De Baggis) e credo che al panorama italiano non manchi proprio nulla. Forse solo la capacità di focalizzarsi su ciò che è importante. Che magari chi organizza certi corsi è orientato sugli argomenti e le competenze, piuttosto che sulle quote rosa :)