Content marketing 2018, una miscellanea

Content marketing 2018, una miscellanea

Un mix

Comincio l’anno con un buon proposito: un post al mese, qui sul blog.
E comincio parlando di un tema su cui ho lavorato molto l’anno scorso e su cui ho dei bei progetti in corso per il 2018, quello dei contenuti.
Ecco una miscellanea di cose da leggere, eventi, riflessioni, formazione.

Contenuti, strategia, customer experience

Il 3 febbraio sarò a Play Copy, il convegno/workshop sul copywriting, e parlerò di content strategy. Questa estate Valentina Falcinelli e il suo super team mi hanno chiesto di scrivere un post per il loro blog e, complice un libro che avevo appena letto, ho deciso di scrivere di contenuti e customer experience. Secondo Don Peppers, autore del libro “Customer Experience – What, How and Why now”, uno dei principali elementi per costruire una buona customer experience è la fiducia. E i buoni contenuti non sono forse sono una grande occasione per costruire fiducia? Di questo parlo nel post.
Tornando a Play Copy, c’è ancora qualche posto e sarò in ottima compagnia, dai una letta al programma.

I trend del 2018

A inizio anno abbondano i post con trend e profezie. Con uno in particolare mi trovo d’accordo, è quello di Joshua Nite su TopRankMarketing Blog e presenta i 5 trend principali nel content marketing per il 2018.

  1. il crescente successo di post lunghi nei blog (l’asticella si alza, sì)
  2. qualità e coerenza che prevalgono sulla quantità (vedi sopra)
  3. la creazione di relazioni stabili con una community di influencer con cui co-creare contenuti e produrre vero valore
  4. una rinnovata attenzione al calcolo dei ritorni sugli investimenti in contenuti
  5. l’emergere di nuovi formati (collegati a chatbot, assistenti vocali, realtà aumentata, ecc)

Per amanti del genere, il Content Marketing Institute a dicembre ha raccolto più di 60 previsioni sui trend 2018, intervistando esperti e addetti ai lavori.

Parlando di user personas

Le personas sono un tassello fondamentale (anche) quando parliamo di content marketing. Chi sono i destinatari dei miei contenuti? Su chi conto per la produzione dei cosiddetti user generated content?
Un paio di giorni fa quei draghi di Nielsen Norman Group hanno pubblicato un post con le principali cause per cui la metodologia delle personas a volte non funziona e l’ho trovato utilissimo perché mette in luce rischi, punti di attenzione ed errori da evitare.

Digital Update Content Marketing

A dicembre ho inaugurato la prima edizione del Digital Update sui contenuti con un nuovo format didattico, quello conosciuto con il nome di flipped classroom, classe capovolta (no, niente acrobazie in aula :-D). Lo uso da tempo quando faccio formazione in azienda e funziona, sì. Teoria online, con i video e i materiali  del mio corso su LaScuolaD, nelle settimane precedenti. Poi la giornata in aula è tutta dedicata a lavorare su progetti dei partecipanti, casi portati da me e tante domande. Ad aprile replichiamo con una nuova data, ci sono ancora un paio di posti a prezzo scontato.

Distribuzione, sempre più a pagamento

Una mia riflessione. Un contenuto, anche il più utile e ben fatto, non produce risultati se rimane chiuso in un cassetto e non raggiunge le persone per il quale l’abbiamo progettato e sviluppato. Questa distribuzione durante il Web 1.0 – etichetta naïf ma ci siamo capiti, vero? – era principalmente via Google e YouTube, con un buon lavoro SEO o a pagamento, quasi solo per i video. All’inizio del Web 2.0 sono emersi altri canali di distribuzione organica: Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, che hanno affiancato i canali 1.0. Qualcuno negli ultimi mesi/anni ha perso rilevanza – Twitter – e per Facebook il gioco è praticamente diventato a pagamento. Instagram segue le orme di Facebook, LinkedIn ancora non in modo così deciso ma stiamo a vedere. Evolve e sopravvive negli anni la newsletter e anzi, tutto ciò che è generazione di contatti con cui avviare una relazione su più canali, è in grande espansione (marketing automation & co).
Insomma, fatte tutte le distinzioni del caso, una content strategy che funziona deve prevedere accanto al budget per la creazione dei contenuti, un budget per la loro distribuzione via advertising.

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