Briciole di pane: tra usabilità e ottimizzazione per i motori di ricerca

Briciole di pane: tra usabilità e ottimizzazione per i motori di ricerca

Un mix

Il mio conterraneo Alberto Mucignat riprende un test sull’uso delle breadcrumbs, condotto dalla University of Baltimore. Le famose briciole di pane, come nella storia di Hansel e Gretel dovrebbero servire al navigatore per navigare a ritroso o, comunque, per orientarsi.

Dove sono? Dove posso andare? Dallo studio emerge che i navigatori hanno usato i link delle briciole di pane soprattutto quando queste rispondono ad una intenzione di navigazione (voglio andare lì/mi serve questa informazione) e l’etichetta del link promette di far trovare proprio quello che il navigatore in quel momento sta cercando.

Quindi, come nella favola di Hansel e Gretel,

Had the birds come to the forest specifically looking for bread? No. The crumbs just happened to be what the birds wanted, where the birds happened to be. So it is with breadcrumbs as navigation elements: if a breadcrumb label happens to match what the user is looking for, and the user happens to see it, they may indeed use the links provided.

Ma le briciole di pane sono anche:

– link da seguire per gli spider dei motori di ricerca; soprattutto in cataloghi fitti e molto ramificati, agevolano la spiderizzazione

– luoghi privilegiati per inserire parole chiave, per esempio nel caso di siti di e-commerce e cataloghi con schede prodotto ‘afasiche’ (come dice Sofia)

Sempre rimanendo nell’ambito di cataloghi, il fatto che le briciole di pane vengano cliccate quando l’etichetta promette una soluzione, dovrebbe spingere chi progetta ad usare termini propri del linguaggio del navigatore, piuttosto che etichette mutuate dalla tassonomia aziendale.
In questo modo si ha un doppio beneficio: in termini di usabilità si fornisce al navigatore un link comprensibile che si fa trovare ‘al posto giusto, nel momento giusto’; dal punto di vista SEO, si arricchisce la pagina di una parola chiave, effettivamente usata.

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3 commenti

  • Miriam

    >Sempre avanti! Concordo con te sulla miniera di informazioni che possono essere i motori di ricerca interni ai siti. Concordo anche sul fatto che non credo siano dovutamente sfruttati.
    PS: sull'acronimo, sono ormai una donzella bene educata e non mi permetterei...

  • Marco Bianchi

    >Se serve...scusate l' "italiano". Scrivo da un Motorhome in un posto sperduto, ex Germania dell'est e sono in giro dalle 04:30 di questa mattina...il solito insomma ;) .

  • Marco Bianchi

    >Ciao GG (a te l'onore di spiegare...). "Rimanendo in ambito cataloghi", ed e-commerce in particolare, ritengo che dati utili ad allinearsi alla terminologia più comune e quindi a) aggiungere informazioni a sostegno dello studio della parole chiave oggetto della campagna sem b) fornire tra le briciole di pane link che corrispondano ad effettive esigenze dei navigatori, siano quelli che emergono da un'attenta e frequente analisi di ciò che emerge dall'utilizzo dei motori di ricerca interni ad un sito. Questa analisi penso sia tanto più utile quanto più variagato e complesso è il catalogo.
    Devo dire che nella pratica comune non mi è ancora capitato di sentire che la funzione search venisse nominata tra gli "strumenti di analisi".