Search Engine Strategies New York 2008, 2-3-4

21 Marzo 2008

Insomma ho interrotto le trasmissioni da New York al giorno 1 e le riprendo ora, al rientro. In verità sono continuate sul blog TSW. Le giornate quest’anno sono state più piene del solito, con il lavoro e qualche bella cena ad attenderci a fine giornata, di New York abbiamo visto veramente poco e la carta di credito bloccata (grazie ad una geniale idea dell’hotel che non linko ma recensirò con veleno) non mi ha permesso di scatenarmi con lo shopping!

Ma parliamo del SES. Credo che per l’edizione di New York gli organizzatori abbiano fatto una scelta molto intelligente: sessioni di scenario e keynote (raddoppiato il terzo giorno con Gordon McLeod, presidente del The Wall Street Journal Digital Network e quel “sottile” provocatore Jason Calacanis, fondatore di Mahalo.com) + molte sessioni di base e poco tecniche per chi si sta avvicinando a questo settore o comunque non ne conosce tutte le componenti. E poi relazioni - ogni sera drink, cene e aperitivi, nel caso non ci si fosse parlati durante il giorno - e molta attenzione a Universal Search e social media optimization.

Mi è piaciuta la sessione su widget e gadget (soprannominati per l’occasione wadget; o ’stuff in a rectangle’) e Google con i suoi Google Gadgets e i Gadget Ads come prevedibile ha monopolizzato la discussione. Interessante, non lo sapevo, Google fornisce una directory di sviluppatori specializzati in Gadget Ads, fai un giro se non sai che cosa sono i gadget o se cerchi ispirazione per svilupparne uno.

Affluenza record alle sessioni sulla web analytics, sia generali che di prodotti specifici. Sarà merito del potere di divulgazione di Google Analytics o necessità, davanti ad investimenti in crescita, è certo che se fino allo scorso anno questo tema era seguito da pochi, ora interessa una platea vasta e in crescita. Certamente, come dice Avinash, la web analytics è destinata a cambiare moltissimo nel prossimo anno e mezzo: tanto per citare uno dei fenomeni che attivano questo cambiamento, ora ci concentriamo sul sito, ma sempre di più i contenuti escono dal sito (vedi i gadget di cui sopra) e le azioni di conversione possono essere compiute sulla pagina del motore (per esempio con la possibilità di vedere alcuni video direttamente sulla SERP in Google.com o il reperimento del numero di telefono di un ristorante grazie alle mappe tra i risultati, senza andare sul sito).

E il motore diventa punto di arrivo della ricerca, non più passaggio verso. Pensiamoci.

Ma anche i motori cambiano finalmente, dopo anni di elenchi di link blu. Se vincerà il modello Universal Search + personalizzazione alla Google, quello umano di Mahalo o quello dei rich abstracts ottenuto grazie all’adozione diffusa di standard condivisi disegnata da Andrew Tomkins di Yahoo! o, ancora, quello proposto da una start-up geniale che nascerà domani [condizione necessaria: start-up che Google non riuscirà a comprarsi] lo vedremo in corso d’opera.

Ho notato con un po’ di sorpresa il calo di presenze rispetto agli anni scorsi di colleghi di aziende o professionisti in-house italiani, quando il trend di crescita del settore dovrebbe invece specchiarsi in un aumento dei connazionali presenti.

Concordo con Marco quando dice che l’assenza di Danny Sullivan si è sentita ma neanche troppo, di certo non ha compromesso la riuscita dell’evento. Buona edizione!

Search Engine Strategies New York 2008, 1

18 Marzo 2008

Starbucks breakfast

Sun!

freezing air

Green, green shamrocks everywhere, it’s Saint Patrick’s day!

Hilton hotel.

Badge, SES bag

Session 1, new customer, Future Now, Inc (see blog)

Livingrooms are different: participants, not recipients

we are all connected

experience vs. advertising

spontaneous/humanistic/methodical/competitive

scent
of information

from sales function to attention function

TEA

Lucia, Avinash, John, Marco

Session 2, viral campaigns

content (you/your customers)

free, give away products or services

exclusive

microsites vs. corporate sites

the new, now

the network economy is a culture

browse –> search –>share

humans = social animals

- Telefonata in ufficio -

LUNCH. lunch? food? mmmm

Session 3, web analytics, success

room-full!!

entire-user-experience

not-just-traffic

So I think maybe we could call it ‘ONLINE EXPERIENCE ANALYTICS’? Avinash says yes, it could be

Avinash –> PPC

Integrate or die

Measure bounce rate

Go beyond ego bidding

Experiment or go home!

analytics _ action

segment

test, test, test

value proposition

24-36 months –> WA will change (data collection will be different)

AFTERNOON BREAK

Vertical search = service
structured, organized data
human_powered_search_engines_are_here_to_stay

Drinks

SEMPO Reception (Beer)

Crazy Russian Hairdresser

Indian Restaurant

Hotel, laptop

E-mails, work

Blog, posts, this one and this_one.

Un albero illuminato (NYC)

17 Marzo 2008

albero illuminato

Per coincidenze strategiche newyorkesi

14 Marzo 2008

La scrittura veloce del nuovo cellulare quando voglio scrivere “per” scrive “ses”. Quello che usavo fino a un paio di settimane fa non lo faceva, “per” era prima di tutto “per” e poi il resto.

Proprio una coincidenza.

Per dire che domani mattina si parte per New York, rotta Search Engine Strategies. Ci sentiamo da li’.

Bloggies, il concorso per i migliori blog in giro per il mondo

12 Marzo 2008

A inizio settimana sono stati resi noti i vincitori dell’ottavo Annual Weblog Award, Bloggies per gli amici, un concorso internazionale per premiare i migliori blog, divisi in categorie. Le nomination sono aperte a tutti, seguono poi due tornate di votazione, la prima a numero ristretto per arrivare ai finalisti e la successiva aperta a tutti, per arrivare ai vincitori per ogni categoria.

Fare un giro tra i blog finalisti e vincitori è un ottimo modo per scoprire le tendenze del momento e mettere qualche blog nuovo nell’aggregatore. Guardate per esempio il vincitore della categoria “Best Photography of a Weblog”, I Can Has Cheezburger?, particolarmente indicato per gli amanti dei gatti, o PostSecret, che ha vinto nella categoria “Best Community Weblog”.

Curiosità: il giorno della premiazione il sito era oscurato a causa di un attacco hacker.

Dieci consigli per un buon colloquio di lavoro

9 Marzo 2008

Dopo il post con i consigli per chi è alla ricerca di lavoro, prosegue la rubrica della zia con i consigli per il colloquio.

  1. giocati bene la telefonata per l’appuntamento: il colloquio comincia da lì. Se ti trovi in una situazione poco opportuna per parlare, dillo francamente e proponi un altro momento. Evita di rispondere a monosillabi o di gridare per superare il rumore del traffico. Se l’appuntamento è concordato via e-mail, allo stesso modo sii puntuale nelle risposte e cura la comunicazione (apertura, saluti, ecc)
  2. arriva puntuale: non credo serva dire altro. Se per imprevisti - che i treni possano ritardare di venti minuti non è un imprevisto :) - sei in ritardo, avvisa chi ti sta aspettando. All’arrivo, scusati ma non dare a questa parte più spazio del necessario (se ti si è rotta la macchina non serve narrare per filo e per segno tutte le telefonate che hai fatto, quello che ti ha risposto il meccanico, ecc). Se sei in anticipo, individua il luogo del colloquio, fai un giro in zona e ritorna all’ora concordata
  3. presentati “a viso aperto”: guarda negli occhi la persone/le persone che ti accolgono, scambia la stretta di mano (niente mani di stracchino o tenaglie) e sorridi a chi hai di fronte. Un po’ di emozione c’è sempre. Se dopo le prime presentazioni ti rendi conto che ce n’è troppa, piuttosto che cominciare un colloquio con il batticuore, chiedi un bicchiere d’acqua
  4. vestiti e preparati per l’occasione: quale sia l’abbigliamento giusto dipende dal contesto, dall’azienda e dalla posizione per la quale ti proponi. In certi ambienti il vestito coordinato con cravatta è d’obbligo per i ragazzi, così come il completo per le ragazze. In quelli più creativi, un certo stile eccentrico è sempre apprezzato. Cerca di capire quale sia il livello di formalità dell’azienda alla quale ti proponi, e nel dubbio stai un gradino sopra. Non trascurare capelli, trucco, accessori e profumo (occhio alle scie mortali di vaniglia o vetiver)
  5. metti tutto in positivo, anche le critiche: non fai una grande impressione se srotoli critiche acide su colleghi, datori di lavoro, clienti… Questo non significa nascondere lati di insoddisfazione dell’esperienza in corso o di esperienze passate, ma ponili come tue possibilità di crescita. “Il mio capo non capisce che lavoriamo come dieci anni fa e non ne vuole sapere di spendere per corsi di formazione” suona molto meno promettente di “Cerco un ambiante più stimolante e aperto alle novità, che mi permetta di essere aggiornato e migliorare la qualità di quello che faccio.” O ancora “Tra i miei colleghi ce ne sono un paio che non sopporto, sembra che tutto quello che fanno loro sia un segreto” dovrebbe diventare “Credo che l’unico modo per crescere sia lavorare in modo trasparente e condividendo la conoscenza, soprattutto tra colleghi
  6. tieniti pronto le risposte per le domande più classiche: sono di solito quelle che riguardano la motivazione personale. “Perché vorrebbe lavorare qui?“. Tieniti pronto le risposte anche per le domande più scomode. “Quale è l’attività che ha gestito con meno successo e perché?
  7. studiati bene il sito web e il resto della comunicazione aziendale: ci sono dei dettagli che fanno subito entrare in sintonia. Usare lo stesso linguaggio, fare riferimento a un evento alla quale l’azienda ha partecipato da poco e così via. Insomma, essere già vicini fa percepire una buona intesa futura
  8. non contraddirti: molto probabilmente il colloquio non sarà uno solo, ma ci saranno almeno due incontri, magari con persone diverse. All’interno dello stesso colloquio, ci possono essere più domande per sondare lo stesso aspetto. Ricordati sempre di essere coerente con quanto hai scritto nel CV e di mantenere la stessa versione dei fatti nei diversi incontri
  9. se decidi di mentire su quello che sai, tieni conto che - se tutto va bene - toccherà a te imparare in fretta: la situazione del colloquio è simile a un gioco delle parti. Nessuno si aspetta che il candidato dica tutta e solo la verità. Essere brillanti e ‘vendersi’ un po’ meglio di quello che si è non è certo un punto a sfavore. Ma non esagerare. Se poi vieni messo alla prova - per esempio con un breve test - o se il colloquio è l’inizio di una collaborazione professionale, puoi compromettere subito la fiducia nei tuoi confronti o metterti in situazioni imbarazzanti
  10. parla di soldi, ma non nei primi dieci minuti…: anche qui dipende molto dal contesto aziendale, spesso ci sono stili diversi. Come regola generale, dai a questo aspetto il giusto spazio. Se hai delle aspettative, falle presenti e vai a fondo su tutti i punti che vuoi chiarire (contratto, benefit, piani di crescita, ecc). Ma non farne l’argomento principale dell’incontro o la prima domanda appena ti viene passata la palla.

Disclaimer: ci tengo a precisare che non sono un’esperta di Risorse Umane (o Talent, come propone di chiamarle Seth Godin), per questo i dieci punti sono ‘consigli’. Ci metto un po’ di buon senso e un po’ di esperienza, fammi sapere se funzionano ;)

Il mestiere di scrivere. Le parole al lavoro, tra carta e web

10 Febbraio 2008

Dal 7 febbraio è in libreria il nuovo libro di Luisa Carrada sulla scrittura professionale. Il titolo è quello che trovi qui sopra, l’editore è Apogeo.

Quando ho aperto il pacchetto di Apogeo con una copia tutta per me, con una bella dedica, non ti nascondo di averlo fatto con una certa emozione: ho avuto la fortuna di dare una mano - o meglio, alcune parole - a Luisa durante la preparazione del libro, per le parti che riguardano la scrittura e i motori di ricerca.

L’ho sfogliato e ho letto avidamente alcuni paragrafi. Complimenti Luisa :)

Credo che “Il mestiere di scrivere” dovrebbe stare sulla scrivania di tutte quelle persone che in azienda scrivono parole: e-mail piuttosto che case studies o testi per una brochure, tanto per fare alcuni esempi dei tipi di testi trattati.
Intanto l’ho fotografato sulla mia :)

Il mestiere di scrivere, il nuovo libro di Luisa Carrada

STATEoftheNET

2 Febbraio 2008

Venerdì e sabato prossimi (8 e 9 febbraio) a Udine c’è STATEoftheNET.

Date un’occhiata al programma, un fine settimana friulano ci sta tutto.

(Tanto per dire, qualcuno ha sentito parlare del flirt tra Yahoo! e Microsoft?)

In partenza per Barcellona

12 Gennaio 2008

Qualche giorno di vacanza da amici nella città  che adoro. Ci sentiamo al ritorno.

La differenza tra saper fare e saper divulgare

5 Gennaio 2008

Ci sono professionisti veramente in gamba, che dedicano tutto il loro tempo al fare. Nella loro materia sono dei mostri sacri: preparati, affidabili, aggiornati, precisi. Portano risultati, i loro clienti sono soddisfatti, i colleghi li stimano.
Però queste persone non scrivono, non partecipano, non si fanno vedere: non divulgano il loro sapere e sé stessi, in quanto portatori di sapere.
Quando divulgano, ottengono risultati che vanno dal discreto al pessimo, non certo all’altezza della qualità di quello che fanno. Non è detto che non condividano, ma spesso lo fanno con le poche persone che hanno attorno.
Il perché, varia: non sto parlando qui di chi decide di non divulgare o non lo mette tra le sue priorità. Ma di chi non ha le abilità necessarie per saper divulgare. Per esempio ha poca propensione a mettersi in mostra, è dotato di scarse abilità nella scrittura/oratorie, non raggiunge una organizzazione ottimale del suo tempo, in modo da averne a disposizione anche per divulgare.

Ci sono professionisti che fanno della divulgazione del sapere il loro punto di forza. Con uno spunto molto semplice riescono a costruire un articolo, un post, un intervento eccellenti. Costruiscono reti di relazioni fatte di grande stima, hanno i loro fan pronti a complimentarsi e a sostenerli ad ogni nuova pillola di sapere diffuso. Sanno conquistare con le parole, fanno gli esempi giusti, intervengono nelle discussioni al momento giusto, riescono a trasmettere con passione il loro sapere.
Ma non è detto che sappiano fare.
A volte, se si va a scavare, si scopre che poi mettono in pratica ciò di cui parlano con risultati scarsi o discontinui. Non dedicano al fare il tempo necessario, non hanno tenacia, sono superficiali, non sanno lavorare in gruppo o si perdono a lavorare da soli.
Questi sono naturalmente i due opposti, ho tirato molto agli estremi. In mezzo ci sono professionisti che sanno fare alla grande entrambe le cose, professionisti che non sanno fare bene nessuna delle due, e poi molti che fanno bene soprattutto una o l’altra.

Ho la fortuna di lavorare o avere lavorato con entrambi gli opposti e con molte persone che si collocano tra i due estremi descritti qui sopra.

Ma penso che il saper divulgare debba sempre più entrare a far parte del saper fare. Nella divulgazione ci vedo la collaborazione. Se non condividi, non ti confronti. Se non ti confronti, come fai a continuare ad imparare?

In bocca al lupo a FradeFra che decide di scrivere solo sul suo blog e grazie a Tambu per avermi fatto tirare fuori dal cassetto questo post che ho in mente da tempo.