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Editori e motori di ricerca, prove di convivenza

mercoledì 9 luglio 2008

Leggo su Pubblicità Italia che il quotidiano La Repubblica, dopo aver aperto gli archivi pochi mesi fa, adesso li rende disponibili ai motori di ricerca. Secondo l’articolo, anche La Repubblica sceglie di aderire allo standard ACAP, un robots.txt avanzato e fortemente voluto dagli editori per regolare i rapporti con i motori di ricerca.

Che per ora dicono: grazie, ma il robots.txt per noi è sufficiente.

Sull’argomento:

Il sito dell’ACAP, da cui la presentazione e finalità del protocollo

“ACAP (Automated Content Access Protocol) is a non-proprietary, global permissions tool that puts content owners in control of their online content in a way that is conducive to developing new online business models, putting new, high-quality content on the net and to maximizing the benefits of the relationship with search engines.”

Un elenco aggiornato delle testate che hanno segnalato ad ACAP la loro adesione allo standard.

La notizia del rifiuto di Google ad applicare lo standard previsto dall’ACAP. (12 marzo 2008)

La risposta di Gavin O’ Reilly, presidente della World Association of Newspapers a Rob Jonas, head of media and publishing partnerships for Europe di Google. (13 marzo 2008)

E tu che ne pensi? Stai dalla parte di Google o da quella degli editori?

PS: Grazie a Mauro di Tesionline che mi ha segnalato la notizia.

Riflessione sulle abilità retoriche della Google people

giovedì 22 maggio 2008

Mi piacerebbe sapere se la Google people che partecipa alle conferenze SEM riceve training preparatori dedicati.
Credo di sì.
In particolare, rimango sempre affascinata dalla capacità di rispondere alle domande ‘scomode’ non dando una risposta. Non parlo con sarcasmo, sono veramente ammirata e c’è da imparare.
Grande esempio a Madrid è stata Luisella Mazza, italiana plurilingue, squisita, preparata e molto disponibile, che come da tradizione ha dribblato le domande con grande G-abilità.

Per capirci, hai presente le domande classiche su quali siano i fattori che influenzano il posizionamento? Risposta Google, fino alla nausea: pensiamo al bene dell’utente e lavoriamo ogni giorno per presentare buoni risultati agli utenti. Sviluppate siti che piacciano agli utenti e pensate a contenuti interessanti per i vostri utenti. Amen.

Mi sono fatta un’idea, dimmi se la condividi.

  • Ogni presentazione ha un tema chiave e non più di uno
  • Il tema chiave ha alcune tesi a supporto, coerenti e supportate dai valori della marca, che prevalentemente si inseriscono nell’alone angelicato del “Don’t be evil”. Una delle tesi a supporto è la principale
  • La tesi principale diventa un mantra. Quale che sia l’oggetto specifico della domanda, quando tocca un’area ‘scomoda’, parte il mantra.

Bene, il mantra della sessione su Universal Search a Madrid è stato: Universal Search dà maggiori opportunità ai webmaster – rendere visibili diversi tipi di contenuti – e agli utenti – trovare contenuti più rilevanti per la propria ricerca. Che la domanda sollevasse il problema dell’interesse diretto di Google in questi contenuti (vedi Youtube) o investigasse la diversa velocità di indicizzazione dei vari tipi di contenuti, la risposta-non-risposta era una manovra abilissima, serena, molto controllata e riuscita di avvicinamento e ripetizione del mantra. Con generale soddisfazione del pubblico.

Chapeau.

Il filo di Google

giovedì 9 agosto 2007

Ci sono alcune cose che mi stanno interessando in queste settimane, che sto imparando o che seguo per capire che lavoro farò tra un paio d’anni… E puntualmente, in un post, una notizia, un cip su Twitter leggo che Google ci sta lavorando.

- I microformati, che Andrea ha usato per alcune informazioni personali in questo blog. In pratica, nel codice delle pagine inserisco delle informazioni, usando dei marcatori condivisi (etichetto i contenuti, credo si possa spiegare così). Non cambio l’aspetto finale della pagina, ma se tutti convenzionalmente decidiamo di anteporre “tel” alla parte di codice che precede i numeri di telefono, stiamo dando uniformità alle informazioni presenti sul web, rendendolo comunque più fruibile. (che brivido di spiegazione, eh, esperto programmatore che stai leggendo. Come prendere un tamarro da spiaggia e fargli spiegare cos’è La Divina Commedia). Comunque. Leggo che da fine luglio Google Maps supporta il microformato hCard – per le informazioni sui contatti come URL personali, indirizzi, IM, ecc. C’è da scommetterci che contribuirà non poco alla loro diffusione.

- Il ‘destino’ delle notizie, dal momento in cui il giornalista le pubblica. Con la carta stampata, la notizia viene pubblicata, l’idea è fissata, si può rettificare a posteriori (giornalisti), commentare a voce (giornalisti e non), riprendere e discutere in altri articoli (solitamente giornalisti). Passando all’online, chiunque può prenderla e commentarla, ampliarla, completarla. Ma è probabile che nella maggior parte dei casi la news rivista non abbia la diffusione dell’articolo originale. Il 7 agosto Google News ha annunciato di voler aprire in via sperimentale i commenti alle news in home page. Ma quali commenti?

“We’ll be trying out a mechanism for publishing comments from a special subset of readers: those people or organizations who were actual participants in the story in question. Our long-term vision is that any participant will be able to send in their comments, and we’ll show them next to the articles about the story. Comments will be published in full, without any edits, but marked as “comments” so readers know it’s the individual’s perspective, rather than part of a journalist’s report. “

Insomma, se Google riprende la notizia dalla fonte X (e già qui ci sono due passaggi non da poco, soprattutto per il panorama italiano; la prima è che la fonte X abbia una presenza online; la seconda, che Google fa da notiziario con notizie non proprie, nel senso tradizionale del termine) e io vengo citata, posso commentare con il mio punto di vista. Se il giornalista sta dando una versione parziale, posso completarla. Se voglio aggiungere elementi utili per i lettori, posso farlo. Quindi, dopo la pubblicazione, la notizia viene impacchettata in Google News, poi di nuovo scartata per essere rivista, confutata, ampliata. Mi sembra dirompente.

- A completare questa visione del mio micromondo online così Googlecentrico, ieri via Read/WriteWeb ho trovato questo video, in cui Eric Schmidt, CEO di Google, rispondendo ad una domanda dal pubblico al Seoul Digital Forum, definisce il Web 3.0. Da vedere.

Questo per dire, credo che fra un paio d’anni non penseremo più al search marketing come lo vediamo oggi, perché la ricerca di informazioni (e notizie) e i motori di ricerca stessi non saranno la stessa cosa. Cool!

PS, bigliettino sul frigo: Scrivo questo post in preda ad un’insolita ansia da prestazione, l’accoglienza che avete riservato al nuovo Colore Rosso mi ha praticamente imbarazzato! :)