Social media e vite raccontate. Ispirazione per un romanzo

Ho appena cancellato il mio account in Plaxo, perché non lo usavo ormai da mesi.

E mi è venuto in mente quel sogno, che ho fatto settimane fa.

“Una vita al giorno, per settimane. Ho unito puntini, incrociato informazioni, seguito tag,  guardato foto, disegnato persone.

O, forse, personaggi.

La crisi ha fatto chiudere l’azienda per la quale lavoravo, che avevo fondato insieme a Mark. TechCrunch aveva dedicato qualche riga al nostro necrologio, eravamo stati, io e Mark, una promessa. La START UP 2.0 DELL’ANNO!, avevano scritto blog e quotidiani locali dopo l’esplosione degli iscritti, che in quattro giorni erano passati da 27 a 12.348.

Ora, da un giorno all’altro, niente più soldi, niente più fondi per la manutenzione dei server, niente stipendi ai dipendenti. Ciao ragazzi, grazie per averci creduto insieme a noi.

Avevamo scherzato quando era successo a Ma.gnolia, addio all’improvviso. Ma Mark  soprattutto sembrava turbato, “Anche noi siamo fragili”,  aveva borbottato mentre prendeva la borsa e scendeva dalla macchina.

Ora ero rimasto io. Uffici vuoti, telefoni muti. Il giorno prima avevamo venduto su Ebay le poltrone rosse e la grande lavagna della sala riunioni. Camminavo nel silenzio.

Solo nella zona server sembrava esserci ancora vita.

Vite. Storie tratteggiate e congelate.

Quelle dei 275.432 utenti che avevano aperto un account con noi.

Giorno 1

Martha ha 24 anni e studia a Brooklyn, ha un cane, un maltese di nome Flox e tutte le mattine lo porta a passeggio a Prospect Park. Dalle foto direi che si tinge i capelli da sola. Ha caricato molti video, ma preferisco non guardarli per ora, lo farò dopo la visita del ragazzo dell’assicurazione.
Verso le quattro del pomeriggio, leggendo tra i messaggi privati, ho scoperto che quando aveva 14 anni perse il padre,  in un incidente d’auto. Ne aveva parlato il giorno prima con Sarah, la sua migliore amica.  Quel giorno, esattamente 10 anni fa, per lei era cambiato tutto.

Giorno 2

Luis ha 39 anni e abita ad Alcalá de Henares, vicino  a Madrid.”

Personal branding, come scegliere la proprio foto per i social media

Qualche settimana fa le ragazze della Girl Geek Dinners milanese mi hanno chiesto di parlare di identità online e personal branding, se non avete ancora visto la presentazione la trovate qui sotto.

Oggi sto srotolando un po’ di feed e segnalo i consigli di Seth Godin su come scegliere la foto che ci rappresenta nei social network. O più di una, importante essere riconoscibili. Consiglio lettura.

E’ sempre per Seth Godin e foto, l’altro giorno ero in libreria con mia sorella e proprio vicino alla cassa c’era alcune copie di Tribes,  tradotto in italiano da Sperling e Kupfer, Tribù. Mi sono cercata nell’interno della copertina, dove ci sono centinaia di piccole foto che Seth raccolse circa un anno fa attraverso questo post. Sto vicino all’asta della T, lato destro. Mia sorella, certo sorpresa, mi chiede: ma chi è questo? Un guru del marketing. Mah. Come per dire, è tutto relativo.

E per dire, il link sopra al titolo del libro va a LaFeltrinelli.it perché è il primo risultato su Google per ‘tribu seth godin’ e propone una scheda fatta molto bene. Benefici indiretti di un buon posizionamento, che fa aumentare la link popularity.  Per dire.

Buona Pasquetta.